27
Lug
08

Robin tax

“Togliere qualcosa a chi ha più guadagnato dal boom del petrolio e delle intermediazioni bancarie, e darlo a chi ne è rimasto più colpito: famiglie a basso reddito, alle prese con il caro carburante e con il mutuo, pescatori, autotrasportatori…Vista la situazione dei conti pubblici, abbiamo fatto la scelta di non aumentare le tasse sui redditi della popolazione, ma di aumentare la tassazione su alcuni settori: petrolieri, banche e assicurazioni.”.Giulio Tremonti spiega così la Robin Tax , da Robin Hood, l’eroe che prendeva ai ricchi per dare ai poveri.

Per non ricalcare i luoghi comuni della sinistra (“Anche i ricchi piangano”) e per non ripetere gli errori di un fisco classista basato esclusivamente sulla redistribuzione del reddito, la tassa non colpisce le aziende che competono sui mercati, ma petrolieri, assicurazioni e banche, vale a dire chi ha goduto di profitti in gran parte speculativi, quelli che Einaudi definiva i “guadagni di congiuntura”.

Alla speculazione è dovuto gran parte del rialzo del greggio. Come ha documentato Il Sole 24 Ore, le riserve sono abbondanti, in grado di soddisfare la domanda almeno per quasi mezzo secolo. La fiammata dei prezzi è dovuta all’inefficienza della distribuzione, all’imboscamento delle scorte, appunto alla speculazione dei paesi produttori (soprattutto arabi visto che gli Usa ne subiscono le conseguenze) e dei colossi della raffinazione.

Ad alimentare la speculazione sul petrolio si sono gettate anche le grandi banche: reduci l’anno scorso da rendite super (in Italia 15 per cento in media, contro il 3 degli altri settori industriali), ma che ora si stanno leccando le ferite dalla crisi dei mutui da loro stessa provocata. La crisi dei mutui subprime esplosa negli Usa nell’estate 2007 ha spinto molti grandi investitori, che avevano subito perdite nel settore bancario e in borsa, a rifarsi, puntando sul grande mercato delle materie prime e dei prodotti agricoli.

Per le imprese energetiche con fatturato superiore ai 25 milioni viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. La Robin tax per le banche si traduce nella indeducibilità parziale degli interessi passivi. Per le assicurazioni viene alzata l’imposta sulle riserve matematiche dei rami vita nel 2008 dallo 0,3 allo 0,39% e dallo 0,3 allo 0,35% a partire dal 2009. Il gettito previsto è di 4 miliardi di euro, parte dei quali saranno destinati a finanziare la social card per gli anziani poveri.

Il costo della Robin Tax non ricadrà sui cittadini

Tremonti ha assicurato che i consumatori non si accolleranno l’onere della tassa. Per questo motivo l’Autorità per l’Energia è stata incaricata di vigilare sui bilanci delle imprese del settore energetico, che si è già attivata per richiedere alle aziende bilanci e informazioni sui margini per poter procedere alle analisi e ai controlli necessari a rilevare eventuali manovre scorrette.

“Non abbiamo nessuna intenzione di scaricare la Robin Tax sui consumatori – ha detto Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, a margine della Relazione dell’Autorità per l’Energia – la Robin Tax sarà a carico dei nostri azionisti e sarà portata a deduzione degli utili”. Il manager ha spiegato che l’inasprimento fiscale, sommato al contributo volontario di 200 milioni di euro che Eni verserà al Fondo di solidarietà istituito dalla Finanziaria per finanziare la social card, peserà sui conti del gruppo per un ammontare “ben inferiore ai 500 milioni di euro”.

”Sulla Robin tax ha ragione Tremonti”. Così Luigi Angeletti, segretario generale della Uil. ”Se non si possono tassare le banche, le compagnie petrolifere, le assicurazioni, non si può tassare nessuna impresa, perchè qualunque impresa ha la possibilità di trasferire i costi derivanti da maggiori tassi sui consumatori. Il risultati finale è che gli unici che si possono tassare sono operai ed impiegati. Mi sembra ineccepibile questa argomentazione”.

tratto da: http://www.governoberlusconi.it

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