11
Gen
08

Informiamoci un pò sulle conseguenze comportate dagli inceneritori….

In Campania e in molte altre regioni vogliono costruire a tutti i costi diversi inceneritori che causano tantissime malattie per le ceneri tossiche prodotte e per le nanoparticelle che rilasciano nell’ambiente.

I rifiuti in uscita sono addirittura molto superiori e dannosi di quelli in entrata insomma servono solo ad inquinare di più.

Ecco cosa riporta la wikipedia sulle nanopatologie:

Una nanopatologia è una patologia indotta da nano e micro-particelle di tipo inorganico entrate nell’organismo per inalazione o per ingestione.

Le nanopatologie sono state scoperte nel 1999 da Antonietta Gatti dell’Università di Modena e Reggio Emilia tramite l’impiego di una tecnica di indagine con l’ausilio di un microscopio elettronico a scansione ambientale. Queste scoperte hanno permesso di trovare una spiegazione dell’insorgere di diverse malattie classificate come criptogeniche e, tra queste, le cosiddette Sindrome del Golfo e Sindrome dei Balcani.

Il termine nanopatologie è comunque controverso, in quanto l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha sospeso il giudizio sulla pericolosità delle particelle ultrafini in attesa di raccogliere ulteriori e più conclusive evidenze soprattutto di tipo epidemiologico.

Le nanoparticelle, entro 60 secondi finiscono nel sangue e nella linfa che le trasportano ai vari organi. Vengono per la gran parte eliminate tramite le vie urinarie, la quota residua entro circa un’ora viene sequestrata dai tessuti degli organi, che non sono in grado di espellerle perchè bioincompatibili.

Finendo nelle cellule, le nanoparticelle si accumulano e possono interferire con i processi biologici; al peggio possono penetrare all’interno del nucleo cellulare dove possono danneggiere e mutare il materiale genetico della cellula.

Tra le tante patologie ipotizzate spiccano alcune malattie del sangue come le trombosi, i tumori, nonchè tutti gli stati patologici causati da concentrazione di elementi inquinanti nell’organismo.

Particelle non biodegradabili di dimensioni che possono arrivare a qualche miliardesimo di metro (nanometro) sono prodotte naturalmente da alcune fonti come i vulcani, ma l’origine più comune oggi è costituita da procedimenti ad alta temperatura, industriali e non, dal traffico automobilistico dagli impianti di riscaldamento dagli inceneritori di rifiuti (anche e soprattutto quelli di nuova generazione che producono combustioni ad altissime temperature) alle fonderie.

L’esplosione delle bombe ad alta temperatura come quelle all’uranio impoverito o al tungsteno danno origine a particolato inorganico proveniente in piccola parte dalla bomba stessa e in gran parte dal bersaglio colpito che, grazie alla proprietà di prendere fuoco spontaneamente quando raggiunge una certa massa critica, dell’uranio e del tungsteno, raggiungono rispettivamente, una temperatura di circa 3.000 e circa 5.000 gradi Centigradi.

Ultimamente anche alcuni FAP (Filtri Anti Particolato) che bloccano particelle più grossolane (PM10) per poi spezzarle e ridurle quindi in particelle più piccole con un processo di combustione, sono sospettati di produrre nanoparticelle che possono provocare nanopatologie.

Lo stesso procedimento di emissione in atmosfera di nanopolveri-nanoparticelle causa poi di nanopatologie è causato dall’utilizzo di nanopolveri negli oli dei motori.

Processo questo che permette un miglior rendimento dei motori delle automobili ma ha un impatto altamente inquinante.

Va inoltre tenuto presente che le nanoparticelle che vengono immesse nell’aria per processi di combustione/esplosione ricadono poi sulle coltivazioni, o vengono assorbiti. Ragion per cui a causa del grandissimo inquinamento atmosferico indotto da queste fonti le nanopolveri inorganiche causa di nanopatologie vengono poi ritrovate anche nei cibi.

Un’altra fonte di produzione di queste nanopolveri inorganiche possono essere poi per quanto riguarda i cibi l’utilizzo ed il sovrautilizzo ad alte velocità di vecchie macine che rilasciano questo micro-particolato all’interno delle farine.

L’ordine di grandezza delle nanoparticelle o nanopolveri vanno da pm 2,5 a pm 0,1.

Al momento non esistono filtri nel mondo in grado di bloccare particelle inferiori a pm 2,5.

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