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Dic
07

Dopo il danno la beffa

rifiuti.jpgEmergenza rifiuti, la chiamano ancora emergenza rifiuti, il grave pericolo che incombe sui cittadini campani si chiama “grave disastro ambientale”.

Parlare di emergenza, se ci si attiene al significato temporale del termine è un controsenso.

Sono tredici anni che scongiuriamo la situazione di emergenza ambientale, tredici lunghi anni che non possono essere considerati un’emergenza.

Volendo proseguire la definizione dei termini, occorre specificare cosa s’intende per “ rifiuti”.

La questione deve essere, necessariamente scissa in due rami.

Un primo ramo segue la gestione della cosiddetta frazione urbana, quella che ha guadagnato per mesi le prime pagine dei giornali locali, nazionali e internazionali.

Un secondo ramo è fortemente legato al primo e riguarda lo smaltimento abusivo di una quantità non indefinibile di rifiuti tossici/speciali/radioattivi nella regione Campania, prevalentemente nelle campagne dell’ hinterland napoletano e casertano ad opera della criminalità organizzata.  

 I temi sono talmente connessi che è lecito ipotizzare che il clamore attorno all’emergenza rifiuti, ancorchè legittimo, sia stato utilizzato per distrarre l’attenzione pubblica dalle attività di un’alleanza economica tra gruppi imprenditoriali ufficiali del nord e centro Italia e “ gruppi imprenditoriali informali” del sud Italia, che da circa trent’ anni hanno riempito ogni buco, cava, pozzo, laghetto artificiale di fusti e sacchi contenenti materiale altamente tossico e nocivo, di sicuro anche radioattivo, con grave danno per l’ambiente e la salute umana di chi vi risiede.

A cavallo tra il casertano e il napoletano c’è un territorio nel quale sono stati sversati  legalmente o illegalmente una quantità di rifiuti come mai nel mondo occidentale.

Un esempio può essere l’indagine che nel 2003 ha scoperto che in quaranta giorni oltre 6.500 tonnellate di rifiuti della Lombardia sono giunte a Trentola Ducenta, nel Casertano.

Le aziende del nord riuscivano e riescono ad ottenere, grazie ai clan campani, un risparmio dell’80% rispetto ai prezzi ordinari. 

 Questa breve parentesi per arrivare ad un’altra questione altrettanto singolare:

PRODI ORDINA L’AUMENTO TARSU PER COPRIRE IL MALGOVERNO BASSOLINO

L’art. 7 della legge 87/2007 recante interventi straordinari per superare l’emergenza rifiuti nella regione Campania e per garantire l’esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti, impone che i comuni della regione Campania adottino immediatamente le iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1° gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della determinazione della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani siano applicate misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti.

I comuni sono impotenti dinanzi alla decisione del Governo che li obbliga ad alzare le tasse per coprire i disservizi della Regione Campania, incapace da un decennio di affrontare e risolvere il problema dei rifiuti in Campania.

Dopo 1,8 miliardi di euro spesi in 11 anni dal commissariato di governo, si continuano a tassare i cittadini della Campania, già alle prese con le addizionali Irpef ed Irap ( per le imprese) più alte d’Italia, sempre a causa della tragedia rifiuti.

Concludo nel dire che oltre il danno anche la beffa della tassa sui rifiuti nonostante il grave e permanente disservizio.

In realtà si può chiedere il rimborso, la riduzione o la sospensione come previsto dalla legge 507/93, infatti,  l’art. 59 co. 4 e 6 del dlgs n. 507 del 1993, istitutivo del tributo per la raccolta dei rifiuti solidi urbani prevede che, nel caso di carente prestazione del servizio, il tributo possa essere ridotto nella misura del 40% o addirittura sospeso.

Dunque in moltissimi casi il cittadino potrebbe chiedere la riduzione dell’importo da pagare, rivolgendosi anche agli organi di giustizia tributaria, oltre che ordinaria,  mentre, non  è consigliabile e consentito  sospendere di propria iniziativa il pagamento del tributo o ridurne l’ammontare prima di aver ottenuto un provvedimento giudiziale o autorizzativo. 

 Infine,  nel caso di accertato pericolo per la salute pubblica verificato dalle competenti autorità sanitarie il cittadino può sospendere il pagamento del tributo e provvedere a proprie spese alla rimozione dei propri rifiuti (art. 59 co. 6).

 P.s. Per chi volesse ulteriori informazioni in merito può contattarmi sul mio indirizzo e-mail : mirellafrippa@alice.it .

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3 Responses to “Dopo il danno la beffa”


  1. gennaio 7, 2008 alle 8:58 am

    Ehi Mirella,
    hai visto Alleanza nazionale a Cesa cosa ha fatto?
    per le bollette dell’immondizia ha messo a disposizione degli avvocati gratuitamente!
    Il partito di Forza Italia che ha fatto?
    Ma esiste questo partito ?

  2. 2 mirella
    gennaio 7, 2008 alle 9:53 am

    Il partito esiste, sussiste e persiste mio caro Puffo.
    Il lavoro di Alleanza Nazionale è stato ottimo ma, purtroppo i cesani pretendono la visibilità e non la concretizzazione dei fatti.
    Sai Puffo, io stessa ho messo a disposizione più di un avvocato e non solo per l’emergenza rifiuti, l’unica differenza che ci allontana dall’elaborato di AN è il non aver pubblicizzato la cosa in piazza.
    Viceversa, gli esponenti di Forza Italia hanno provveduto a divulgare la propria disponibilità con altri mezzi.
    Ecco amico Puffo, adesso lo sai anche tu, altresì, ne approfitto per ribadire ai cesani e non, che il partito di Forza Italia rende noto la propria disponibilità in merito, GRATUITAMENTE!

  3. gennaio 7, 2008 alle 12:26 pm

    Bhe io starò a guardarvi,tutti dicono che sei una persona seria e semplice questo mi piace, ma per favore non fare anche tu come certi amministratori che approfittano di ogni minima occasione per mettersi in mostra sui manifesti pubblicitari.
    Tipo quello dei piccoli consiglieri, il consiglio comunale dei ragazzi ha già un proprio sindaco che si chiama Guarino Micaela, ma l’altro sindaco che centra in quella foto…bah!


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